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La condizione di padre separato vista attraverso le lenti del welfare controintuitivo

Area di intervento: Responsabilità sociale e sostenibilità

Durata dell’iniziativa: 2026-02-28

Luoghi di svolgimento: Sapienza e altre sedi esterne in collaborazione con organizzazioni partner del progetto

<p><span>Il fenomeno della separazione coniugale e delle sue ricadute sulla figura paterna rappresenta una delle questioni sociali emergenti più complesse e trasversali della contemporaneità. I padri separati, infatti, costituiscono una fascia della popolazione che, pur non essendo sempre formalmente riconosciuta come “fragile”, vive spesso condizioni di forte disagio economico, psicologico e relazionale. In questo scenario, la progettazione di interventi mirati si configura non solo come una risposta necessaria, ma anche come un’opportunità di innovazione sociale e di rigenerazione dei legami comunitari. L’Università può e deve giocare un ruolo attivo in questo processo, sia attraverso il coinvolgimento delle proprie risorse umane, sia grazie alla propria capacità di fare rete, promuovere la ricerca, favorire la coprogettazione e attivare partenariati virtuosi con soggetti del terzo settore. In quanto segue si illustrano brevemente le direttrici principali di un progetto che mira a creare un ponte tra mondo accademico, territorio e organizzazioni impegnate sul tema. L’iniziativa, che nasce dalla volontà di colmare un vuoto conoscitivo e operativo attorno alla condizione dei padri separati, si propone di raggiungere i seguenti obiettivi: 1. Contribuire alla trasformazione del modo in cui la società percepisce la vulnerabilità, la genitorialità e i ruoli di genere nei contesti familiari post-separazione. L’obiettivo è superare l’equazione secondo cui la fragilità sarebbe prerogativa esclusiva di un genere, e affermare invece una visione più realistica e complessa, in cui la condizione di bisogno può riguardare tanto le madri quanto i padri, seppur in forme differenti. 2. Far emergere come la fine di un’unione coniugale non comporti solo una riorganizzazione della vita quotidiana e degli equilibri economici, ma anche una ridefinizione spesso traumatica delle reti sociali e affettive, che può condurre i padri separati a una condizione di solitudine e disconnessione, soprattutto in assenza di un sostegno istituzionale o comunitario. 3. Identificare gli ostacoli economici che colpiscono una parte crescente della popolazione maschile separata, data anche l'assenza di politiche sociali dedicate. In particolare, l’iniziativa intende mettere in luce e contrastare alcune forme latenti di povertà e disuguaglianza che emergono a seguito della rottura del legame familiare, e che raramente vengono riconosciute nei percorsi istituzionali di presa in carico. Per raggiungere gli obiettivi del progetto, vengono proposte le seguenti azioni: 1. Analisi del contesto giuridico e socioeconomico: ricognizione normativa e sociale sul tema delle separazioni, con particolare attenzione ai padri. Verranno esaminati i profili legali (es. affido, mantenimento), gli aspetti socioeconomici (es. reddito, abitazione) e l'evidenza statistica disponibile (es. andamento delle separazioni, composizione dei nuclei familiari post-separazione). 2. Raccolta dati attraverso strumenti partecipativi: somministrazione di un questionario anonimo e realizzazione di interviste qualitative rivolte ai padri separati, con l’obiettivo di raccogliere esperienze soggettive, percezioni e bisogni. Il momento di ascolto attivo è fondamentale per dare voce a chi spesso non ha spazi di rappresentazione. 3. Elaborazione e disseminazione dei risultati: analisi dei dati raccolti con approccio multidisciplinare e realizzazione di report, eventi divulgativi, pubblicazioni e seminari aperti alla cittadinanza e alle istituzioni. L’intento è creare consapevolezza e stimolare un dibattito pubblico fondato su dati reali e storie concrete. 4. Sviluppo di proposte di policy e iniziative “sul campo”: in collaborazione con gli stakeholders coinvolti (università, amministrazioni locali, terzo settore, cittadini; v. anche sezione "Descrizione dei beneficiari interni e esterni e loro ruolo nell'iniziativa"), si promuoveranno attività di supporto ai padri separati: sportelli di ascolto, misure abitative temporanee, percorsi di orientamento lavorativo o genitoriale, sperimentazione di modelli di intervento integrato.</span></p>

<p><span>Beneficiari interni. Il progetto si rivolge ad un'ampia platea di beneficiari interni, ovvero tutti coloro che, all’interno della comunità accademica di Sapienza, possono essere direttamente o indirettamente coinvolti dal fenomeno della separazione genitoriale. L’Università rappresenta, infatti, non solo un centro di formazione e ricerca, ma anche un microcosmo sociale in cui si riflettono le dinamiche e le problematiche della società. Tra i beneficiari interni si individuano: 1) padri separati tra i docenti, ricercatori, assegnisti, dottorandi e personale TAB (Tecnico-Amministrativo e Bibliotecario), che spesso affrontano in solitudine problematiche legate alla gestione del tempo, all’equilibrio tra vita lavorativa e privata, all’impatto economico delle separazioni e alla fragilità dei legami genitoriali; 2) studenti provenienti da famiglie separate, che vivono la separazione come evento di rottura spesso non elaborato e che può avere conseguenze sul rendimento accademico, sul benessere psicologico e sulla progettualità futura; 3) persone che hanno tra i propri familiari padri separati: in questo caso il progetto si rivolge anche a chi vive indirettamente le conseguenze della separazione di un padre – fratelli, nonni, partner – e si trova coinvolto in dinamiche affettive e di supporto non sempre riconosciute né valorizzate. Il coinvolgimento attivo della comunità universitaria è quindi cruciale, non solo per mappare i bisogni e i vissuti reali, ma anche per stimolare la riflessione scientifica e culturale su un tema spesso ancora marginalizzato. In questa direzione, un ruolo significativo sarà svolto anche dall’Associazione solidarietà dipendenti Sandro Mancini, presente all’interno dell’Ateneo, che da anni promuove attività di sensibilizzazione, ascolto e supporto legate alle fragilità familiari ed occupazionali dei dipendenti Sapienza. Beneficiari esterni. Il progetto si rivolge a una vasta gamma di beneficiari esterni, e definisce un modello potenzialmente replicabile e scalabile. In particolare, si identificano i seguenti gruppi: 1) l’ampia platea dei padri separati, spesso esclusi dai circuiti di welfare e invisibili nelle statistiche ufficiali, ma in realtà sempre più numerosi e bisognosi di servizi personalizzati e percorsi di accompagnamento; 2) i movimenti e le associazioni di rappresentanza dei padri separati, realtà spesso nate dal basso e animate da una forte spinta solidaristica, ma che necessitano di legittimazione istituzionale, supporto formativo e strumenti di advocacy più efficaci; 3) le famiglie e le comunità locali, in particolare in contesti dove il fenomeno della separazione ha raggiunto dimensioni rilevanti, generando nuove forme di povertà e disagio abitativo; 4) le amministrazioni locali, che possono trarre beneficio da una maggiore conoscenza del fenomeno e dall'elaborazione di modelli d’intervento sperimentali e partecipativi nello sviluppo di politiche di welfare locale; 5) Caritas, che da anni lavora sul campo a fianco delle persone fragili (molte delle quali sono padri separati) e che può rafforzare il proprio impatto grazie a un approccio integrato e coprogettato con il mondo accademico che consenta di sviluppare azioni mirate.</span></p>

<p><span>Andrea Salustri, andrea.salustri@uniroma1.it&nbsp;</span></p>

<p><span>9.800 euro di finanziamento Bando di Ateneo per iniziative di Terza Missione 2025 + 2.000 euro di cofinanziamento in kind da associazioni partner</span></p>

<p><span>L’iniziativa proposta mira a generare un impatto significativo e misurabile su più livelli, affrontando in modo integrato le numerose criticità che caratterizzano la condizione dei padri separati. Attraverso un approccio interdisciplinare e metodologicamente robusto, il progetto intende contribuire al superamento delle disuguaglianze strutturali e delle ingiustizie epistemiche che spesso accompagnano le fasi successive alla separazione, promuovendo equità, benessere e coesione sociale. Impatto economico. Uno degli obiettivi centrali del progetto è la rimozione degli ostacoli economici che colpiscono una parte crescente della popolazione maschile separata, data anche l'assenza di politiche sociali dedicate. In particolare, l’iniziativa intende mettere in luce e contrastare alcune forme latenti di povertà e disuguaglianza che emergono a seguito della rottura del legame familiare, e che raramente vengono riconosciute nei percorsi istituzionali di presa in carico. Molti padri separati si trovano, infatti, ad affrontare un tasso di sovraccarico dei costi abitativi ben superiore alla media, in quanto, costretti ad abbandonare l'abitazione coniugale, devono sostenere le spese per la nuova sistemazione. A tali costi si aggiungono gli obblighi economici derivanti dalla separazione (assegno di mantenimento per figli e talvolta per l’ex coniuge). Questo doppio carico può portare a una significativa erosione del reddito disponibile, e dunque a difficoltà nel far fronte alle spese quotidiane, nella possibilità di mantenere un tenore di vita dignitoso e, nei casi più gravi, nell’esercizio di diritti fondamentali. La scarsità di misure specificamente pensate per questo target, unitamente alla rigidità dei criteri di accesso al welfare tradizionale, contribuisce ad alimentare un circolo vizioso di impoverimento, che può sfociare in precarietà abitativa, esclusione lavorativa e vulnerabilità psicologica. Per questo, il progetto contribuisce a promuovere il riconoscimento della fragilità intrinseca alla condizione di padre separato. L’obiettivo è duplice: da un lato intervenire sul piano strutturale delle disuguaglianze economiche, dall’altro garantire ai padri separati un livello minimo di stabilità e dignità, condizioni essenziali per ricostruire un progetto di vita attivo, consapevole e responsabile, e, a volte, anche un'occupabilità. Impatto sociale. Lungo la dimensione sociale, l'iniziativa interviene su una delle dimensioni più trascurate della separazione: l’isolamento relazionale. La fine di un’unione coniugale comporta una ridefinizione spesso traumatica delle reti sociali e affettive, che può condurre i padri separati a una condizione di solitudine e disconnessione, soprattutto in assenza di un sostegno istituzionale o comunitario. La mancanza di spazi in cui esprimere la propria esperienza di fragilità, la carenza di figure professionali formate a raccogliere e decodificare il disagio maschile in contesti familiari, e l’assenza di servizi pensati per facilitare il mantenimento del ruolo genitoriale anche dopo la separazione, contribuiscono a rafforzare una forma silenziosa di esclusione sociale. Per contrastare tale tendenza, l’iniziativa intende contribuire al disegno di reti di prossimità e solidarietà, attraverso il coinvolgimento di stakeholder locali (enti del terzo settore, servizi sociali, associazioni genitoriali), con l’obiettivo di costruire percorsi di inclusione che valorizzino la continuità della relazione padre-figli, contrastando ogni forma di marginalizzazione affettiva. Inoltre, sul piano sociale, l'iniziativa intende sviluppare iniziative di sensibilizzazione rivolte a promuovere una maggiore equità nei processi di separazione, affinché il trattamento riservato ai due coniugi rispecchi sia il principio di bigenitorialità, che il principio più generale di pari dignità. La promozione di un approccio più equilibrato nelle politiche post-separative è fondamentale per garantire una giustizia familiare che non si basi su stereotipi di genere, ma su un’attenta analisi delle singole situazioni. Impatto culturale. L'iniziativa intende contribuire alla trasformazione del modo in cui la società percepisce la vulnerabilità, la genitorialità e i ruoli di genere nei contesti familiari post-separazione. L’obiettivo è superare l’equazione secondo cui la fragilità sarebbe prerogativa esclusiva di un genere, e affermare invece una visione più realistica e complessa, in cui la condizione di bisogno può riguardare tanto le madri quanto i padri, seppur in forme differenti. In questo senso, l’iniziativa propone un cambiamento nel linguaggio, nella rappresentazione mediatica e nella narrazione istituzionale del fenomeno dei padri separati, ancora spesso trattati con sufficienza o distacco. È necessario, inoltre, operare una riflessione giuridico-culturale sul concetto stesso di “bisogno” e sui criteri con cui esso viene valutato nelle sedi legali e amministrative. Spesso, il pregiudizio secondo cui l’uomo debba comunque essere in grado di “provvedere a sé stesso” impedisce una valutazione oggettiva delle sue difficoltà, escludendolo di fatto dall’accesso a misure di welfare. Un altro elemento chiave dell’impatto culturale riguarda la valorizzazione del patrimonio pubblico dismesso, da destinare a progetti di housing sociale dedicati ai padri separati. Si tratta di un’azione fortemente simbolica e al tempo stesso concreta: dare casa a chi l’ha persa a causa di scelte "di sistema" non solo risponde a un bisogno immediato, ma rappresenta anche un gesto di riconoscimento e inclusione sociale. In questo senso, il recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato diventa uno strumento di giustizia sociale, oltre che di rigenerazione urbana. Attraverso azioni mirate di sensibilizzazione, formazione e comunicazione pubblica, il progetto mira a creare una cultura inclusiva in grado di socializzare e condiviere le forme di fragilità, senza attribuire valore o debolezza in base al genere, ma riconoscendo, invece, il diritto di ogni persona a ricevere supporto, cura e attenzione nei momenti di crisi.</span></p>

<p><span>Numero di rapporti redatti:(preliminare + finale) 2 rapporti (1 preliminare, 1 finale) Numero di stakeholder coinvolti nei tavoli/workshop: almeno 50 soggetti distinti (persone fisiche o giuridiche) Numero di tavoli di lavoro / workshop realizzati: almeno 4 workshop / tavoli Numero di questionari somministrati validi: almeno 100 questionari Numero di interviste qualitative realizzate: almeno 20 Numero di materiali divulgativi prodotti: almeno 5 materiali (es. opuscolo, infografica, slide, video, poster) Numero di eventi pubblici organizzati: almeno 1 evento principale Aumento della consapevolezza / cambiamento di percezione: almeno il 40% dei padri / cittadini / stakeholder coinvolti nel progetto che segnalano un cambiamento di percezione sulla fragilità dei padri separati Numero di contatti / richieste di supporto post-progetto: almeno 30 contatti attivi Percentuale di stakeholder che segnalano aumento di competenze relative al tema: almeno 50% dei soggetti coinvolti nei workshop che dichiarano una crescita nella conoscenza delle fragilità maschili Numero di mesi in cui le collaborazioni avviate rimangono attive oltre la fine del progetto: almeno 12 mesi Numero di citazioni / utilizzi del rapporto in documenti istituzionali / studi successivi: almeno 3 citazioni ufficiali Presenza di un piano di governance post-progetto: un piano formalizzato Numero di partnership stabili instaurate: almeno 3 partenariati stabili Livello di standardizzazione del modello: un toolkit operativo validato</span></p>

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